Alcuni prodotti opensource, pur supportati da grosse aziende, cercano di incrinarsi le fondamenta da soli.
Ubuntu è una spledida distro ed ero entusiasta al rilascio di Ubuntu Jeos, la versione realizzata appositamente per la virtualizzazione.
Scarico l’ultima versione (7.10), apro Vmware – che per l’appunto è il software di virtualizzazione più diffuso al mondo – e comincio l’installazione.
Non selezionate LVM per il partizionamento dei dischi, altrimenti l’installazione non va a buon fine bloccandosi su una dipendenza (lvm2, per inciso).
Terminate l’installazione e riavviare la VM. Otterrete un bellissimo splash fermo immobile perchè Linux non trova il disco fisso dove l’avete appena installato e quindi non fa il boot. Mah!
Lurkando sul sito di Ubuntu ho scoperto che in pratica il kernel di Jeos non supporta LSILOGIC, il tipo di controller SCSI di default di qualsiasi versione di VMware.
Per fortuna il fix è piuttosto banale, basta cambiare il controller in BUSLOGIC:
- Aprite il file .vmx
- Modificare la riga scsi0.virtualDev = “lsilogic” in scsi0.virtualDev = “buslogic”
Avviate la VM e tutto funzionerà correttamente.
A volte mi chiedo se era così problematico lasciare il supporto a LSI. Senza, si sono semplicemente tagliati fuori il mercato di VMware, boh!
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