Informazione, virus e Internet

Se si vuole mantenere un segreto si deve semplicemente tenerlo per se stessi e nessun altro.

Diffondere le informazioni è spesso molto semplice. Nessuno di voi ricorda la perpetua della parrocchia? O le classiche chiacchiere da parrucchiere? Basta un piccolo appiglio su qualcosa di potenzialmente interessante ed ecco arrivare l’eco mediatico innescato dal vociferare delle pettegole e dei pettegoli (perché non è più un “mestiere” solo maschile).
Poche ore per far giungere l’informazione nei luoghi di ritrovo e pochi giorni perché chiunque sia a conoscenza delle corna della figlia dell’avvocato o di una multa presa per chissà che motivo dal povero operaio di turno. Voci rapide che si espandono per chilometri, accumulando magia e riverbero ad ogni nuova interconnessione umana.

Ignorando ogni legge fisica, l’informazione si allarga, contagia e alimenta i rapporti tra persone. Non importano gli argomenti, è importante diffondere il vociferare di eventi. Nessun mezzo fisico e tanto eco.

L’informazione è un virus: contagia, a volte uccide, evolve e si diffonde. Internet è il mezzo supremo. Un click per attraversare interi continenti, per far conoscere sul proprio blog quanti sono i bottoni della camicia che sto indossando ma anche per far conoscere quanto guadagna il proprio vicino di casa.

Poveri idioti coloro che pensavano di poter fermare Internet.
Così come è appena successo in questi giorni, nascondo una lista ed eccola spuntare in altri 10, 100, 1000 posti diversi.

Internet è una rete di persone. Non esistono controlli capaci di fermare l’informazione. La società è una rete P2P: una volta introdotto il seme questi si diffonde fino a diventare proprietà e conoscenza di tutti.

Una mia frase ricorrente è “Knowledge is power“. Non importa di che colore sei, di pelle o di credo. Informazione è potere sempre ed Internet ha liberato una forte scarica emotiva nella conoscenza. Lasciamoci infettare.

Addendum

Sono fortemente contrario alle pubblicazioni avvenute nei giorni scorsi per ovvi motivi. Non è lecito pubblicare informazioni personali in modo liberamente accessibile. Bastava farlo con un minimo di tracciabilità. Registrazione con codice fiscale, email e numero di cellulare sulle quali ricevere un PIN (in due parti – via email e sms).

Solo così si potevano tutelare le persone dalla curiosità selvaggia e da tutto il resto. I dati erano già pubblici, bastava andare in comune con la carta d’identità.

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One Response to “Informazione, virus e Internet”

  • Francesco scrive:

    La diffusione della rete Internet ha dato una spinta enorme alla condivisione della conoscenza, ma ha anche incrementato la diffusione di leggende metropolitane che spesso sono sconfinate nel grottesco con tanto di interrogazioni parlamentari (mi riferisco al caso delle scie chimiche) e di trasmissioni televisive. Vorrei fare però una distinzione: un conto è a mio parere diffondere queste leggende che il più delle volte scoppiano come bolle di sapone, un altro conto è diffondere i preziosi e soprattutto privati dati dei cittadini senza alcun controllo.
    So benissimo che nei comuni è consultabile la lista dei redditi dei residenti, ma in un ufficio comunale c’è una forma, seppur rozza di identificazione; cioè io entro in comune, vado dall’impiegato, gli do la mia carta di identità, lui vede che sono io e mi fa vedere l’elenco.
    In questo caso si poteva accedere liberamente, senza alcuna forma di controllo, tanto che la lista è ora in circolazione sulla rete p2p.
    So che questa mia affermazione è opinabile, ma credo che il ministro che ha pubblicato la lista del quale non sono stato, non sono e non sarò mai un estimatore cercasse proprio questo. Cioè che questa pubblicazione avesse un fine tutt’altro che informativo, bensì invitasse alla delazione. Si fa presto vedendo che il vicino che marcia in Mercedes e va in ferie a Porto Cervo dichiara 10000 euro l’anno, mentre noi facciamo fatica a sbarcare il lunario a chiamare il 117 (altra invenzione del suddetto ministro) per mandargli un bel controllo della tributaria.
    Ora, sono fermamente convinto che sia giusto e sacrosanto pagare le tasse, ma d’altra parte sono altrettanto convinto che serva il rispetto e quindi una forma di controllo degli accessi sarebbe stata il minimo per garantire un giusto trattamento dei dati sensibili dei cittadini.

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