La delusione dei nativi digitali di Wired Italia

Da qualche tempo penso di stendere qualche pensiero su questo tema e finalmente trovo il tempo di farlo… :-)

Sono abbonato dal primo numero a Wired Italia, rivista tecnologica di culto a livello mondiale. L’edizione italiana ha avuto il suo top nei primi numeri, ora sta un po’ scemando o forse sono diventato io più esigente nel giro di un anno.

Tralasciando queste mie personali quisquilie, il numero di questo mese ospita in copertina il tema del buongoverno dei nativi digitali. Non è questo il luogo per criticare o commentare il contenuto dell’articolo principale, peraltro scritto anche abbastanza bene, ma approfitto dell’occasione per agganciarmi ad un tema che mi è molto caro: la qualità dei nuovi “nativi digitali”, futura generazione operosa della nostra Italia.

keyboard-bag_w

No, non vi parlerò del fatto che in Italia non ci sono occasioni per i giovani, che siamo in un paese di vecchi che pensa solo ai vecchi e che i giovani imprenditori medi hanno 40 anni. Potrei mettermi a fare esempi di giovani (quelli veri) di successo, con cui ho a che fare ogni giorno e che lottano per crearsi spazi.
Le occasioni vanno create e gli spazi si ricavano a gomitate tra una folla di approfittatori e di eccellenti eccezioni. Chi vuole la pappa pronta? Forse i giovani imprenditori che ereditano l’azienda del papi… avviata e che macina utili :-) .

Vi parlo dei futuri tecnici. D’altra parte non potrei parlarvi d’altro vista la mia laurea e la mia conoscenza del campo informatico. Per mia grande fortuna, la tecnologia mi ha adottato da molti anni. Conoscere è sempre stato una mia passione e le notti passate a compilare codice sono parti integranti della mia vita. Ho cominciato a navigare su internet poco dopo l’Italian Crackdown e ho sempre frequentato ambienti molto stimolanti.

Si parlava di hacking, di programmazione spicciola e di operazioni a basso livello. Passando notti a fare reverse engineering per creare un crack, scriversi un driver per il kernel o semplicemente programmare quello che mancava in Linux e c’era per Windows. Ho conosciuto molta gente che ancora ora sono i migliori del settore in Italia. Il più vecchio ha 40 anni e ne sono passati ormai 15. Noi non eravamo nativi digitali: abbiamo cercato la tecnologia.

Wired ha osannato progetti interessanti, alcuni degni di nota, ma mi sono veramente cadute le braccia quando tra i migliori d’Italia (tutto da vedere :-) ) la sfida più complessa è stata scrivere un progetto in PHP, linguaggio degno di un apprendista “stregone” qualsiasi.
Se questi sono i futuri hacker, io ho veramente paura per dove andremo a finire. Nella mia cerchia, a 16 anni si sviluppava un proprio kernel in ASM e C. Ora si programma in PHP ed il successo è assicurato. Per fortuna mancano le occasioni, altrimenti chissà cosa accadrebbe… Non oso pensarci! :-P

Forse sarebbe ora di impegnarsi un po’ di più… e di cercare un po’ più a fondo i talenti. Di Aranzulla ce ne sono tanti… io mi ricordo quando lo prendevamo in giro su IRC per la sua incapacità e ora lo ritroviamo santone per Telecom Italia. Povera Italia.

Related Posts with Thumbnails

Popularity: 7%

Share this Post:
Digg Google Bookmarks reddit Mixx StumbleUpon Technorati Yahoo! Buzz DesignFloat Delicious BlinkList Furl

3 Responses to “La delusione dei nativi digitali di Wired Italia”

  • Dario scrive:

    Caro Eduard. Pure io sono abbonato a Wired Italia e sinceramente per pagare un euro a numero mi ritengo molto contento dell’investimento. Essendo un programmatore PHP e avendo costruito attorno a questo il business della mia azienda, devo dirti che secondo me importa poco con che linguaggio scrivi oramai. Avere successo sulla rete oramai è legato all’idea e a quanto velocemente la riesci a metterla in piedi e ben poco come è fatta… Quella entra in gioco dopo e al massimo una volta trovati i soldi di investitori la migliori e prendi bravi tecnici. Quell’articolo mi ha fatto sentire un po’ vecchio ma auguro a tutti quei ragazzi di avere un po’ di fortuna almeno.

  • Eduard scrive:

    Non critico il linguaggio. PHP lo uso anch’io per i piccoli progetti mentre per il resto mi affido a Java EE.
    Critico il modo scialbo con cui sono stati scelti gli esempi… ovviamente questa è la mia opinione.
    Senza le idee non si va da nessuna parte è vero, ma senza bravi tecnici le idee non possono essere implementate.

  • Leave a Reply:

    Name (required):
    Mail (will not be published) (required):
    Website:
    Comment (required):
    XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

    Indirizzo per il Trackback