Battere la crisi con l’innovazione si può. Da sempre i periodi grigi che hanno coinvolto l’umanità hanno portato a scoperte eccezionali e sono proprio questi momenti meno opportuni che consentono di far risaltare le idee migliori e più efficaci. E sono proprio i meno innovatori a soffrire di più: adeguandosi a tutto sono riusciti ad adeguarsi anche alla mediocrità.
La tecnologia evolve in fretta. Lo sa bene chi progetta innovazione, chi ricerca nuove soluzioni a problemi esistenti e chi si occupa delle nuove branche dell’information technology. Dal suo concepimento, il web rappresenta linfa per l’avanzamento tecnologico: inizialmente offrendo documentazione e vetrine sul mondo ed ora utilità ed applicazioni sociali.
Cosa aspettarci dal futuro?
Chi ha avuto modo di conoscermi e lavorare con me sa che non credo molto nel web 2.0. Non fraintendetemi, il cambiamento c’è stato ma non tale da doversi meritare una nuova versione. Preferisco racchiudere il termine web 2.0 in “Contenuti generati dagli utenti”. L’innovazione è solo di facciata: prima c’erano le BBS, poi i newsgroup e i forum… ora c’è Facebook: cambia lo scatolone ma la sostanza è sempre quella.
Quello che si è evoluto è il design delle applicazioni e della grafica. La tecnologia dietro le applicazioni web ha fatto passi da gigante e ha consentito a migliaia di programmatori e designer di cimentarsi con la nuova tecnologia al punto che sembra quasi che fare un “sito internet” sia una cosa da ragazzi. Ma non è di questo che volevo discutere; che abbiamo bisogno di professionisti lo sappiamo tutti!
Stanno cambiando molte cose nella rete. Sia parla di net neutrality, della banda larga, del cloud computing e dell’arrivo di WIMAX. Delle nuove possibilità che offre l’infrastruttura tecnologica basata sulle reti. Si dimentica spesso tuttavia che la vera innovazione sta arrivando molto lentamente e senza farsi notare.
Il web sta cambiando… muta forma. La piattaforma sulla quale costruire le applicazioni con il suo classico paradigma client – server sta perdendo identità. Il web sta diventando un servizio ad disposizione dei browser. Il sistema webcentrico si sta decentrando verso questi software sempre più potenti, capaci di notevoli e strabilianti funzionalità.
Non c’è stato molto clamore al rilascio di Google Gears, circa un anno fa, eppure è stato uno degli ultimi passi fondamentali verso la delocalizzazione delle applicazioni web. Ci ha poi provato Adobe con AIR che stenta a decollare in modo capillare, forse perchè troppo fuori dagli schemi per diffondersi velocemente.
Abbiamo raggiunto il momento in cui è necessario considerare il Web come un servizio (web as a service)? Google Mail (GMail) è la prima applicazione a rendere ciò evidente. Clamoroso l’annuncio di poter usufruire della propria posta offline… a che servono i client di posta quando puoi usare il browser? Nemmeno la connessione è necessaria… Web in a box, GMail!
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